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Racconti di viaggio

 


 

Il Perù, fra cielo e pietre

Il Perù è ben diverso da come uno se lo aspetta: è molto arido in tutta la fascia costiera e collinare e anche le montagne di Arequipa sono di una desolazione incredibile. Solo nella valle di Cusco l’umidità comincia a far verdeggiare il pa­norama e a Machu Picchu addirittura c’è un clima tropicale, con piogge frequenti in tutte le stagioni. Il suo clima è forse la sorpresa più grande, ma questa volta non in negativo. É l’unico paese della fascia tropicale a non avere un clima tropicale, complice la fredda corrente antartica di von Humboldt che ne lambisce le coste. Possiede temperature miti, da paese temperato, in tutte le stagioni dell'anno. Sia sulla costa, a livello del ma­re, dove la corrente fa sentire maggiormente la sua influenza. Sia sulle Ande e nella giungla interna, dove la lontananza dal mare è compensata dall’altezza (si va dai 2400 m del Machu Picchu, nella giungla, ai 3400 m di Cusco, ai 3800 m del lago Titicaca).

Le linee di Nasca fotografate dall'aereo.

Nel complesso il Perù delude il visitatore europeo sotto il profilo squisitamente turistico: dal punto di vista dei panorami ho bei ricordi solo del lago Titicaca, della valle sacra degli Incas, dei vulcani di Arequipa. Delle città salverei solo la splendida Cusco. Della gente non ho ricordi molto impressionanti: non particolarmente vivace, tutto sommato dignitosa, ma con troppi bambini e donne che ti chiedono in continuazione se vuoi ac­quistare qualcosa. Da notare che i venditori ambulanti o dei mercati rimangono sconvolti dall’improntitudine di noi italiani. É vero che a loro piace trattare e che ci godono, anzi si divertono di più a trattare che a vendere, ma certo non erano abituati a vedersi offrire la metà o addirittura un terzo del prezzo da loro proposto. Rimanevano di sasso, completamente spiazzati, spesso pensando di non aver sentito bene. Purtroppo per loro, alla fine la cessione avveniva su basi molto più vicine alla nostra offerta. Quando non ci si smuoveva, spesso facevano finta di non cedere ma poi, quando andavi via, magari ti correvano dietro (e a me, sinceramente, si spezzava il cuore). Mi piaceva di più quando, con fare orgoglioso e sprezzante da veri, antichi indios, ri­ponevano la mercanzia, rifiutandosi di trattare ancora. Pensando a quanto quella roba costa in Italia, ogni volta che portavi a termine un acquisto ti sembrava di aver rubato le caramelle a un bambino; ma molti di noi non si facevano problemi, anzi.

Magazzini per il grano sulle colline attorno alla fortezza di Ollantaytambo.

In ogni caso, il Perù è un paese di grande miseria, dove, come sembra di avvertire chiaramente, dagli atteggiamenti e da certi discorsi, c’è ancora una netta separazione fra bianchi, i discendenti dei conquistadores spagnoli, e gli indios discendenti degli Incas. In altre parole, non ha operato qui quel meticciaggio che si vede in paesi come il Brasile o il Messico, e basta guardare i visi della gente per capirlo. Comunque, vista la grande povertà, non ci si può più di tanto stupire dell’alta incidenza di furti, da parte di borseggiatori e ladruncoli vari, di rara abilità. La nostra spedizione subì vari furti, in situazioni varie e anche in casi in cui sembrava impossibile che ci fossero riusciti.

Si tratta di un paese difficile anche sotto altri profili: quasi tutti i membri della spedizione hanno avuto problemi di salute, intestinali, febbri influenzali, mal di montagna alle alte quote di Cusco e sul Titicaca; abbiamo avuto tutta una serie di contrattempi, dalla rottura di un pullman al ritardo di mezza giornata di un volo aereo, a qualche sistemazione alberghiera molto inferiore a quella pattuita. 

Il meraviglioso sito incaico di Machu Picchu, ricoperto per secoli dalla vegetazione, fu riscoperto solo nel 1902. Nel 2007 è stato proclamato una delle Sette meraviglie del mondo moderno. 

Ma l’archeologia è stata pari alle attese: Nasca, le quattro rovine di Cusco, il Coricancha, Sillustani, Ollantaytambo, Machu Picchu, Pachacamac e i musei di Cusco e Lima non ci hanno delusi, no. Naturalmente, oltre all'aspetto archeologico, molti di noi erano interessati a quello archeoastronomico e, anche se le guide locali erano generalmente assai poco informate su quest’argomento, è stato possibile ugualmente svolgere alcune considerazioni sulla base di bibliografia in lingua italiana disponibile sull'argomento e, soprattutto, trovare della bibliografia locale riguardante i principali monumenti orientati e allineati.

 

Le chullpas di Sillustani, tombe nobiliari costruite dal popolo preincaico degli Aymara sulle sponde del lago Umayo, nei dintorni di Puno, a ben 3900 m di altezza.

Oltre che dai locali,  l’archeoastronomia peruviana è stata soprattutto approfondita da valenti studiosi stranieri come l’antropologo Thomas Zuidema e gli astronomi Anthony Aveni, Kenneth Brecher, D.S.P. Dearban e R. E. White. Zuidema ha fra l’altro scoperto come la città di Cusco sia il centro di un vasto sistema di allineamenti che comprende le montagne circostanti e che sim­boleggia la divisione dell'intero impero incaico; Aveni ha messo in relazione tali allineamenti con le direzioni di levate e tramonto del Sole ai solstizi e nel giorno del passaggio al nadir.   

Brecher ha studiato il pilastro solare di Machu Picchu misurando accuratamente gli azimut dei suoi lati e giungendo alla conclusione che non è allineato con alcuna direzione astronomica impor­tante e che il suo unico uso astronomico era quello di un intihuatana, ovvero di fissare il momento del passaggio del Sole allo zenit della città, quando l’ombra scompare. Sempre a Machu Picchu Dearban e White hanno scoperto che il Torreon, uno dei principali edifici della città, doveva essere un osservatorio solare e stellare, allineato su almeno tre punti importanti: sorgere del Sole al solstizio invernale e nel giorno del passaggio zenitale e levata delle Pleiadi.Oltre alla meravigliosa Machu Picchu, veramente magica, abbiamo potuto apprezzare in tutta la loro bellezza e grandiosità soprattutto le rovine di Ollantaytambo, non lontano da Machu Picchu, e le torri funerarie di Sillustani, sopra il lago Titicaca, nella luce di un pomeriggio inoltrato azzurro e limpidissimo.

Anche il sorvolo delle linee di Nasca è stato memorabile. Da un professore di storia locale, che ci ha tenuto un’interessante conferenza, abbiamo appreso che anche in loco l’interpretazione astronomica dei disegni tracciati sulla pampa colorada, sulla quale sono stati versati, a sproposito, fiumi di inchiostro, è tenuta in scarsa considerazione. Sembra che l’ipotesi più proba­bile sia quella che vede le linee come una specie di insegna araldica delle varie famiglie o dei vari clan che componevano l’antica popolazione che abitava la valle di Nasca intorno al 500 d.C., quando i segni vennero incisi.

Lo straordinario pilastro solare di Machu Picchu

Una indimenticabile esperienza è stata l'osservazione del cielo meridionale, che io vedevo per la prima volta. La scoperta delle Nubi di Magellano, dell’ammasso globulare 47 Tucanae e delle costellazioni australi della Fenice, della Gru, del Tucano, del Pesce Dorato, della Carena, dell’Idra Maschio, dell’Indiano, avvenne già a Nasca, a soli 600 m di altezza ma con un cielo, almeno la prima sera, molto terso. Nonostante alcune fastidiose luci dell'albergo, gustammo un prelibato antipasto di quello che pensavamo di poter osservare dalle vertiginose altitudini di Cusco e del lago Titicaca.

Sotto la Chiesa di Santo Domingo a Cusco, simbolo della dominazione spagnola, è visibile un muraglione di andesite del Coricancha, tempio principale per il culto degli antenati degli Inca  e centro degli allineamenti astronomici (sistema dei ceques) che comprende vari siti in città e sulle montagne circostanti.    

 

Molte volte avevo cercato di immaginare come potevano essere le Nubi di Magellano, quale la loro luminosità, con quale densità si presentavano, con quale prontezza si potevano individuare a occhio nudo: ed eccole lì, subito visibili, enormi, facilmente percepibili anche a un’occhiata distratta, la Grande Nube veramente gigantesca e di maggiore luminosità superficiale, la Piccola alla sua destra, più discreta, ma con un'altra gemma appena a destra, anch’essa visibile a occhio nudo, 47 Tucanae. Purtroppo l’indomani ero KO a causa di una febbre di origine misteriosa e comunque il cielo era molto più fosco. Quella stessa febbre, con dolori di stomaco, me la portai stoicamente sul bimotore che faceva fare il giro aereo delle linee di Nasca: anche boccheggiante, non avrei perso quell’occasione per tutto l’oro del mondo e ne valse indubbiamente la pena. Anzi, in aereo stavo decisamente meglio: solo una volta sceso, mi accorsi di avere ancora la febbre e male di stomaco e di cranio.

Il Torreon di Machu Picchu.

A Juliaca, a 3800 m di altezza, sul lago Titicaca, il cielo fu molto migliore: ma eravamo un po’ impressionati dalle informazioni sulla grande delinquenza presente nel luogo dateci dalla nostra guida ed eravamo troppo stanchi; solo due amici tentarono la sorte, per una veloce escursione in taxi appena fuori della città, e furono premiati. Il cielo, dissero, era di una limpidezza straordinaria, solo paragonabile, ma probabilmente superiore, ai 3000 m dei nostri campi estivi nelle Dolomiti.

La sera successiva, in una decina, noleggiammo un pulmino e, carichi di strumenti, ci avventurammo al sur de la ciudad, per avere il cielo privo di inquinamento luminoso proprio dove ci interessava di più, ovvero proprio al sud. Purtroppo il tempo era variabile, con diversi nuvoloni che andavano e venivano e quindi fu impossibile fotografare.

Una piccola discendente degli Inca fotografata in una stradina di Cusco, antica capitale dell'impero andino.

Ma avemmo comunque delle visioni superbe, con il mio binocolo 20 x 80, delle due nubi di Magellano, con la Grande così incredibilmente piena di nebulose e di ammassi stellari, fra cui la Tarantola spiccava in netta evidenza, di 47 Tucanae, risolto senza difficoltà nelle parti periferiche, e della nebulosa di Orione. Quest’ultima, pur non essendo in quel momento altissima, non più di una decina di gradi più di quando passa in meridiano da noi, mi diede chiara l’idea della trasparenza del cielo da quelle quote: si vedeva al binocolo tutto ciò che una buona fotografia a lunga posa può mostrare!