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Homo ludens

 


 

Alberto Contador

 

Che tristezza, quest’anno, il Giro d’Italia, che tristezza Contador! Una competizione che per (ri)valutarsi ha bisogno di invitare atleti chiacchierati, in odor di squalifica pesante, non gode certo di buona salute. Il ciclista spagnolo è stato trovato positivo al clenbuterolo il 21 luglio 2010, nel corso del Tour de France, poi vinto. Si tratta di un farmaco stimolante del sistema nervoso centrale, avente proprietà anaboliche e lipolitiche. È in grado cioè di aumentare la massa muscolare e di ridurre nel contempo la massa grassa. Tuttavia altre sostanze, come gli steroidi anabolizzanti, hanno indubbiamente effetti anabolici maggiori. L’uso del clenbuterolo negli atleti, quindi, ha luogo solitamente in prossimità della competizione, quando essi interrompono l’utilizzo di steroidi per risultare negativi ai test antidoping. Questa strategia viene adottata per limitare la perdita di massa muscolare e migliorare la definizione del muscolo. La giustificazione addotta da Contador è stata quella di una contaminazione alimentare, ovvero di aver mangiato un filetto proveniente dalla Spagna contenente la sostanza: infatti il clenbuterolo è sempre stato molto diffuso anche in zootecnia per gonfiare i muscoli degli animali. Peccato, però, che in Spagna l’uso del farmaco sia tassativamente vietato e i controlli siano rigorosissimi.  Fra l’altro, il cuoco dell’Astana, la squadra con cui correva l’anno scorso Contador, ha dichiarato prima che la carne proveniva dalla Spagna, poi dalla Francia. Insomma, testimonianze inattendibili, come inattendibile e inammissibile è la difesa del corridore. Infatti,  è palese che chiunque può trovare le scuse più fantasiose per scagionarsi, ma la legislazione antidoping è chiara in proposito nel fissare una responsabilità di tipo colposo nell’assunzione di sostanze: ovvero, l’atleta può anche essere in buona fede, quindi non essere responsabile di dolo, ma il suo comportamento dev’essere anche immune da colpa, ovvero da un comportamento imprudente e disattento. Insomma, l’atleta deve sapere, sempre, cosa contiene quello che introduce in solido e in liquido!

Del resto, in casi simili la sentenza è sempre stata una sola, squalifica pesante, uno o due anni o più, con revoca di eventuali vittorie. Desta sorpresa e amarezza che il suo caso, a distanza di quasi un anno, a causa di corsi, ricorsi e carte bollate varie, non sia ancora stato risolto. In genere non ci si sta tanto a pensar su. Certo, Contador non è un ciclista come gli altri, costituisce un grande affare, per corse, sponsor, giornali e l’indotto relativo. Questo balletto somiglia molto al clima di omertà che ha accompagnato la vicenda di Lance Armstrong: l’uso da parte sua di sostanze vietate è stato più volte ventilato dalla stampa specializzata e affermato dalle testimonianze di numerosi compagni di squadra o connazionali, ma egli non è mai risultato una sola volta positivo ai controlli. Forse si potrebbe sospettare perché…

Da questo punto di vista, una volta tanto, le vicende di casa nostra sono esemplari:  ogni volta che qualcuno viene scoperto con le mani nella marmellata si va giù duri, qualche volta forse anche troppo, ma è meglio così. Certo, ripeto, è incomprensibile perché la patria dei controlli antidoping attualmente più severi del mondo accetti la partecipazione di un corridore sub judice. Mi sembra una presa in giro del pubblico: è possibile, forse anche probabile che Contador fra qualche settimana venga squalificato e questa squalifica (cosa comica, se non fosse drammatica) avrà effetto retroattivo, per cui il vincitore del Giro sarà il secondo classificato. D’altra parte, si sa che Contador si è preparato per vincere il Giro perché al Tour, anche se lo spagnolo non dovesse essere squalificato, probabilmente non lo inviteranno, perché persona non gradita. Uso tuttavia il condizionale perché anche al Tour sono oggi un po’ meno seri che una volta (dove non invitavano nemmeno quelli “in odor” di doping a patto, naturalmente, che non si chiamassero Armstrong) e, in nome del business, forse daranno ancora una chance al madrileno.

 

Certo, dà fastidio anche il comportamento condiscendente dei giornalisti nostrani, nel tessere le lodi di un personaggio che tanto simpatico non è. Che non vuole solo vincere, ma stravincere, quasi che la dimostrazione di una forza eccezionale potesse convincere i giudici della sua non colpevolezza. Che vuole anche signoreggiare e dettare le sue condizioni a tutti. Anche oggi, a Macugnaga, poteva starsene tranquillo, con il Giro già in tasca e un vantaggio incolmabile. E invece, no, va a staccare tutti nell’ultimo chilometro, a riprendere il fuggitivo di giornata, salvo poi, accortosi comunque di essersi avvantaggiato di poche briciole di secondi (quando il suo vantaggio è di ormai di diversi minuti in classifica generale) sui diretti inseguitori, lasciare magnanimamente la vittoria al povero Tiralongo. Come dire, ti lascio vincere, ma lo decido io, se volessi potrei passarti davanti quando voglio. E il bello è che i commentatori hanno definito “signorile” tale comportamento. Signorile sarebbe stato se si fosse messo tranquillo a marcare gli avversari diretti, reagendo solo ad un loro eventuale attacco, altro che.

 

Non piace nemmeno che il vincitore di giornata si commuova per la vittoria. Ma che vittoria è, se l’avversario ti lascia vincere? Succede spesso, nel ciclismo, lasciare all’altro la vittoria di tappa se tu hai già conquistato un altro traguardo a cui tieni, la generale, la classifica a punti, il GP della montagna. Ma questi comportamenti sono la negazione di qualunque etica sportiva. Vengono giustificati perché, si dice, il ciclismo è uno sport duro, sarebbe poco etico fare il contrario. Perché, gli altri scherzano? Il rugby è uno sport per mollaccioni? Andate a dire ai rugbisti italiani se gradirebbero un successo regalato loro dai cugini francesi: la Francia vince quasi sempre a rugby con noi, potrebbero anche regalarci una vittoria, ogni tanto, che gli costa? La maratona, lo sci di fondo, non sono specialità faticose? Si è mai visto qualcuno che regala qualcosa, dopo ore di fatica sotto il sole o nel gelo più fetente?