|
La rapida formazione di Marte
In quanto tempo si sono formati i pianeti
terrestri del nostro sistema solare? Nei sacri testi di astronomia
del passato si trovava scritto 100 milioni di anni, più o meno, ma
naturalmente si trattava di un valore molto incerto, basato sul
quasi nulla di concreto. Recentemente, invece, diversi lavori
pubblicati fra il 2007 e il 2009 hanno corroborato questa ipotesi,
grazie a un cronometro basato sul decadimento di isotopi radioattivi
(da lutetio ad afnio e da samario a neodimio) trovati in meteoriti
di origini marziane. Tuttavia diversi lavori hanno anche chiarito
che la formazione di Marte dev’essere stata più immediata,
nell’ordine dei 15 milioni di anni: infatti le simulazioni dinamiche
al calcolatore mostrano che la crescita dei pianeti terrestri è
stata compatibile con le masse raggiunte alla fine dalla Terra e da
Venere, ma non da Marte. La sua massa è infatti solo 1/9 di quella
della Terra. Lo scenario attualmente accettato è che Venere e la
Terra si siano formati dalla collisione fra embrioni planetari del
diametro fra 1000 e 5000 km. Marte, probabilmente, costituiva uno di
questi embrioni planetari che, forse per la minore densità di
embrioni presenti a quella distanza dal Sole, riuscì a sfuggire alla
storia di collisioni costruttive-distruttive e si fuse in seguito
soltanto con uno o due embrioni più piccoli.
Sotto, tre immagini di Marte ottenute
da mosaici compositati con foto delle sonde Viking 1 e
Viking 2 riprese fra il 1976 e il 1980.
  
Addirittura, il 26 maggio scorso, N. Dauphas
e A. Pourmand delle Università di Chicago e di Miami, hanno
pubblicato su Nature un articolo in cui appare che, almeno
per Marte, il tempo necessario per la sua formazione deve essere
ulteriormente di molto ridotto. La loro ricerca prende in
considerazione il decadimento da 182Hf (un isotopo
dell’afnio) fino a 182W (un isotopo del tungsteno),
trovati nelle meteoriti di provenienza marziana. L’isotopo 182Hf
decade a 182W con una semivita di nove milioni di anni,
ed attraverso di esso è possibile quindi datare, prima che la
quantità dell’isotopo diventi troppo piccola da misurare, eventi
avvenuti nei primi 60 milioni di anni del sistema solare. Subito
dopo la loro formazione gli elementi più pesanti, come il ferro,
sono sprofondati nei nuclei dei pianeti, mentre quelli più leggeri,
come i silicati, hanno costruito mantello e crosta planetari. Ora,
il tungsteno, che tende a legarsi col ferro (siderofilo), rimase
confinato nei nuclei, mentre l’afnio si legò assieme ai silicati nei
mantelli. Pertanto, l’età dei nuclei planetari, che si pensa si
siano formati appena ultimato il processo di formazione planetaria,
è registrata nella composizione isotopica del tungsteno: arrivare a
conoscere quest’ultima significa quindi conoscere l’età del nucleo
e, in ultima analisi, quella dell’intero pianeta, ovvero quanto
tempo il pianeta ha impiegato a formarsi. Tuttavia per calcolare
l’età del nucleo di Marte è necessario anche conoscere il rapporto
fra le abbondanze di afnio e tungsteno nelle meteoriti marziane.
Queste sono rocce magmatiche che si formano in profondità e poi
risalgono verso la superficie e si raffreddano. Per determinare
questo rapporto i due autori si sono basati sul fatto che il
rapporto fra torio e tungsteno nelle meteoriti marziane è costante e
che quello fra torio e afnio per Marte non dovrebbe essere diverso
da quello che si trova nel resto del sistema solare. Misurando
accuratamente quest’ultimo, sono giunti a calcolare il rapporto
afnio/tungsteno. Combinando questo dato con quelli derivati dal
cronometro isotopico 182Hf-182W i due autori
sono giunti a determinare un’età per il nucleo di Marte di solo 2-4
milioni di anni. Inoltre, i calcoli sull’accrescimento mostrano che
il pianeta dovrebbe avere raggiunto la metà dell’attuale massa in
meno di due milioni di anni, cosa che è coerente con l’origine come
embrione planetario. |